mercoledì 3 agosto 2016

L'EFFIMERO della BELLEZZA 
"Trionfo del tempo e del disinganno"




Le pitture rappresentate sono, rispettivamente, di Dante Gabriel ROSSETTI (1812 - 1882) e di 
Felice CASORATI (1883 - 1963).


Il Festival musicale di Aix-en-Provence 2016 ha presentato l'Oratorio 'Il trionfo del Tempo e del Disinganno' di Georg Friedrich Haendel. Radio3 l'ha trasmesso, in diretta, il 6 luglio scorso; ora lo si può ascoltare e vedere nel canale on-line medici.tv dal quale ho tratto le parti più significative.

Georg Friedrich Haendel (1685-1759) fu un cosmopolita perché girò tutta l’Europa e trascorse gli ultimi trent'anni della sua vita in Inghilterra. Nelle sue opere si notano, perciò, momenti di cantabilità italiana e altri di espressività più statica, anglosassone. Anche nei suoi brani di carattere contrappuntistico imitativo - che dovrebbero essere i più cerebrali perché costruiti con la razionalità voluta dalla forma del contrappunto -, emerge dalla sua musica una melodia di grande trasporto, di grande ariosità e gestualità teatrale (scrisse parecchi melodrammi, soprattutto in stile italiano). Haendel rappresenta l’aspetto aulico e vagamente retorico, direi turgido del Barocco, rispetto a quello astratto e metafisico del contemporaneo Bach. Dal 1706 al 1709 è in Italia: Firenze, Roma, Napoli, Venezia. Nel 1711 si sposta a Londra dove trascorrerà il resto della sua vita, intervallata da lunghi viaggi in Europa per la sua curiosità artistica, ma soprattutto per soddisfare la sua brama di vita galante e di gioioso vivere. Durante un suo soggiorno romano si fece amico del cardinale Benedetto Pamphili, letterato appartenente all'Accademia dell'Arcadia, che scrisse per lui il libretto dell'oratorio di cui ci stiamo occupando. La prima esecuzione fu diretta dal grande Arcangelo Corelli con lo stesso Haendel al clavicembalo. Essendo allora vietato alle donne di cantare in teatro, le voci di Bellezza, Piacere e Disinganno erano affidate ai castrati; quella di Tempo a un tenore (oggi rispettivamente a soprano, controtenore, contralto e - ovviamente -  tenore). 
L’ Oratorio è una composizione per soli, coro e orchestra di tipo narrativo, generalmente su soggetti sacri. Praticamente è un melodramma privo di messa in scena, in cui i personaggi cantano senza recitare, senza gestire: cantano in concerto. 

"Il trionfo del Tempo e del disinganno" - TRAMA:
Bellezza si guarda allo specchio chiedendosi quanto tempo durerà il suo splendore (Aria: Fido specchio). Piacere le promette - in cambio della sua fedeltà - eterna giovinezza (Recitativo: Io che sono il Piacere). Disinganno la mette in guardia (Aria: Se la bellezza perde vaghezza). Tempo le ricorda quali siano le sue proprietà, ricorrendo ad immagini funeste (Aria:Urne voi che ...). La Bellezza non intende dar loro ascolto (Duetto: I pensieri più severi son del verno dell'età). Piacere non demorde e mostra a Bellezza un leggiadro giovinetto  (Aria)
Il Tempo insiste e la invita a dedicarsi ad una vita penitenziale (Recitativo: se me veder non vuoi, pensa di farti in Cielo un'altra sede ... dove bella Eternità risiede). Bellezza è dubbiosa e chiede ulteriore tempo prima di decidere (Quartetto: voglio tempo per risolvere). Piacere la circuisce con la lusinga (Aria: Lascia la spina, cogli la rosa). La Bellezza rompe lo specchio e rifiuta definitivamente il Piacere (Recitativo: ... e di te perda e la memoria e il nome) che l'abbandona (Aria: come nembo ... da te fuggo sdegnato e severo). Bellezza si rivolge agli angeli perché benevolmente accolgano la sua redenzione (Aria conclusiva: Tu del ciel ministro eletto).

Il Festival di Aix-en-Provence ha spettacolarizzato l'Oratorio con scene e costumi che hanno dato esito ad una rappresentazione ben lontana dagli assunti cardinalizi e cattolici, ma vicina alla società contemporanea fatta di giovani assillati dalla smania del piacere comunque cercato, sino a naufragare voluttuosamente, ma inevitabilmente, nella dipendenza dalla droga.
Il Maestro (La Maestra?) Emmanuelle Haïm ha diretto l'orchestra "Le Concert d' Astrée", la cui formazione  è costituita da due oboi, due fagotti, due flauti diritti, tiorba (specie di liuto) e organo; il b.c. (basso continuo che accompagna i 'recitativi') da  clavicembalo, violoncello, organo e  contrabbasso. Il suono ottenuto corrisponde alla musica fiorita sì di virtuosismi, ma toccante e non aulica e magniloquente come in Haendel maturo: musica ispirata - al ventiduenne compositore - dai magnifici versi del Cardinale Pamphili e dal loro contenuto mirante ad evidenziare la vacuità dei piaceri terreni e la pregnanza dei valori morali e teologici. Il tutto plasmato dalle grandi capacità drammaturgiche haendeliane. 
"Il trionfo del Tempo e del Disinganno", scritto da Haendel nel 1707, lo ascolteremo e vedremo - nelle sue parti più significative - nella forma scenica allestita dal regista Krysztof Warlikowski e dalla scenografa Malgorzata Szczeesniak, ambedue polacchi. Un'interpretazione laica mirante alla condanna delle convenzioni sociali consolidate nel tempo, ma deplorando altresì l'attuale improprio superamento delle stesse. 
La scena rappresenta la gradinata di un teatro, con al centro uno spazio trasparente che mostra il luogo d'incontro - soprattutto di trasgressione - dei giovani. Il tutto è compenetrato da una leggera, ma insinuante malinconia dovuta alla vanitas, al vuoto lasciato da un vivere esteriore mirante soprattutto alle soddisfazioni erotiche, un vivere del tutto estraneo alla vita spirituale e affiancato soltanto dalla presenza della morte. Bellezza danza con un giovane sensuale e bello quanto lei: consumano e si scambiano pasticche di ecstasy, ma lui eccede e muore per overdose.

LOCANDINA
Bellezza - Sabine Devieilhe - soprano
Piacere - Franco Fagioli - controtenore
Disinganno - Sara Mingardo - contralto
Tempo - Michael Spyres - tenore
Orchestra "Le Concert d'Astrée" diretta da Emmanuelle Haïm
Regia di Krzysztof Warlikowski
Scene e costumi di Malgorzata Szczesniak

1) Sonata (Allegro/Adagio/Allegro). Bellezza - Aria: Fido specchio in te vagheggio lo splendor degl'anni miei: pur un dì mi cangerò. Tu sarai sempre qual sei, io qual sono, e in te mi veggio; sempre bella non sarò. Fido specchio, ecc.
Guida all'ascolto:  La Sonata è composta da un iniziale 'allegro' veramente gioioso (in scena è mostrata la leggerezza dei giovani che si scambiano l'ecstasy). L'«adagio» è più riflessivo e meditativo, affidato al querulo oboe (il bel ragazzo sviene e muore), per concludersi ancora con spensieratezza: quella di Bellezza che si contempla allo specchio, cantando la sua Aria con il 'da capo': A-B-A. La parte A 'Fido specchio', la B 'Tu sarai sempre qual sei', e la ripetizione, testo e musica di A 'Fido specchio' (perciò 'da capo'). 
Nota: tutte le Arie dell'Oratorio sono con il 'da capo'.

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2) Piacere - Recitativo:   Io che sono il Piacere giuro, che sempre sarai bella. 
Bellezza: Ed io, io che sono la Bellezza giuro di non lasciarti: e se manco di fede importuno dolor sia mia mercede. 
Piacere - Aria: Fosco genio, e nero duolo mai non vien per esser solo, Perché un sol, mille ne fa. Chi l'impero non toglie dal pensiero giorno lieto non avrà. Fosco genio, ecc. Tempo - Recitativo: Ed io che' Tempo sono... Disinganno: unito al Disinganno.. Tempo: discoprirò, che la Bellezza è un fiore... Disinganno: che in un sol giorno è vago e bello, e muore. Disinganno - Aria: Se la bellezza perde vaghezza, se cade o more non torna più. E un sol momento ride contento il vago fiore di gioventù. Se la bellezza, ecc. 
Guida all'ascolto: Piacere è affidato alla voce di controtenore (che canta in falsetto, con voce di testa, ad imitazione dei castrati). Ma eccelle l'Aria di Disinganno la cui tristezza è evidenziata dal dolce/triste timbro del violoncello - a suggerirci la precarietà della bellezza  -affiancato dall'organo  in prezioso contrappunto (punctus contra punctum = nota contro nota).

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3) Tempo - Recitativo: I colossi del sole per me caddero a terra: e una frale beltà meco fa guerra?     Tempo - Aria: Urne voi, che racchiudete tante belle: apritevi, mostratemi se di quelle qualche luce in voi restò. Ma chiudetevi: sono larve di dolore, sono scheletri d'orrore ch'il mio dente abbandonò. Urne voi, ecc.  
Piacere – Recitativo: Sono troppo crudeli i tuoi consigli, di Gioventù solo i piaceri son figli.
Bellezza e Piacere – Duetto: Il voler nel fior degl'anni fra gl'affanni passar l'ore è vanità. I pensieri più severi son del verno dell'età. Il voler, ecc.
Guida all'ascolto: Tempo evoca inquietanti immagini di urne cinerarie con un canto pacato, ma accompagnato da ribattuti accordi  degli archi: musica adatta a suggerire la morte (sono scheletri d'orrore). Il regista vede in Tempo - pensando alla sua imprevedibilità - un essere ambiguo che tenta di sedurre Bellezza. 
Il duetto è preceduto da una fanfara di oboi, flauti e fagotti che alternativamente prosegue nel corso dei virtuosismi del soprano e del controtenore in una competizione canora fatta di gorgheggi dal tipico sapore barocco.


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4) Piacere - Recitativo Questa è la reggia mia: vagheggiami diviso in varie forme. Coronato di rose, mira scolpito in bianco marmo eletto leggiadro stuol di giovanetti erranti. Mira quello che dorme, ai papaveri unite l'edere fresche a lui fanno corona, molto crine è disciolto e non si cangia o per pensier s'imbianca. Poi dalla parte manca vedi il dolore in nera pietra espresso, col riso al labbro un bel garzon l'uccide. L'altro, ch'è presso a lui, col fiero ciglio, guarda le soglie della reggia, e dice: “ite pallide cure, ite in esiglio."
SONATA  -   Bellezza: Taci! Qual suono ascolto?
Piacere - Aria Un leggiadro giovinetto bel diletto desta in suono lusinghier. E vuoi far con nuovo invito che l'udito abbia ancor il suo piacer. Un leggiadro giovinetto, ecc. Disinganno - Aria Crede l'uom ch'egli riposi quando spiega i vanni (ali) occulti. Ma se i colpi sono ascosi, chiari poi sono gl'insulti. Crede 1'uom, ecc. 
Guida all'ascolto: Evidenti gli accompagnamenti - come basso continuo - del clavicembalo e dell'organo la cui presenza perdura anche nella Sonata e nell'Aria di Piacere. Haendel riserva a Disinganno una cantabilità scorrevole anche nello svolgimento dei melismi delicati e moderatamente virtuosistici.




5) Tempo – Recitativo: Te credi che sia lungi, e il Tempo è teco. Bellezza: Piacere, io non t'intendo; meco sempre tu sei, misto d'affanno, e meco è sempre il Tempo, e il Disinganno. Tempo: Quanto chiude la terra è il regno mio. Se me veder non vuoi, pensa di farti in Cielo un'altra sede; in Cielo, ov'io non giungo, e dove bella Eternità risiede. Fa di me miglior uso, che se il Piacer t'inganna con tardo pentimento mi chiamerai: et io dirò "non sento'. Tempo – Aria: Folle, dunque tu sola presumi che non voli più il Tempo per te? Vo per mari, per monti, per fiumi, chiuse rocche fra bellici orrori lieti alberghi di rozzi pastori solo ardito trascorro col piè. Folle, dunque, ecc. 
Disinganno – Recitativo: La reggia del Piacer vedesti, or vieni. Tempo Chiedi piacer sincero; vieni alla reggia, ove risiede il vero. Bellezza – Aria: Se non sei più ministro di pene, per vedere ove è il vero piacere la tua scorta fedel seguirò. Piacere: Non lasciare la strada fiorita: tu non sai qual sentiero t'addita . Disinganno e Tempo: Se ti vanti piacere sincero, perché fuggi lo specchio del vero? Piacere: Io preparo presenti contenti, e non offro un'immagin di bene ch'agli eroi per idea s'inventò. Bellezza: Se non sei, ecc.
Guida all'ascolto: L'Aria di Tempo (Folle, dunque tu presumi) è in 3/4, leggera come un valzer, ornata di vocalizzi non tanto frequenti nella voce tenorile (ma lui deve 'volare'). Bellezza è dubbiosa (Se non sei più ministro di pene), ma Piacere lusinghiero insiste (non lasciare la strada fiorita). Tempo rivolge ancora le sue attenzioni erotiche verso Bellezza.



6) Piacere - Recitativo Tu vivi invan dolente, se mi cerchi e mi chiami, io son presente.
Piacere - Aria: Tu giurasti di mai non lasciarmi, o il dolore che sia tua mercede. Se risolvi di più non amarmi, sai la pena a chi manca di fede. Tu giurasti, ecc. Tempo - Recitativo: Sguardo, che infermo ai rai del sol si volge, non sostiene il gran lume, incolpa il sole, et è l'error dei sensi. Che risolvi? Che pensi?
Bellezza - Aria: Io vorrei due cori in seno: un per darlo al pentimento, al piacer l'altro darei. Disinganno Ma dimmi, a qual piacere? Bellezza: Al piacer che più sereno pone in vista il mio contento, di cui poi mi pentirei. Io vorrei, ecc. Disinganno - Recitativo: Io giurerei, che tu chiudesti i lumi nello specchio del vero. Bellezza: I lumi io chiusi perché timor mi prese di perder la bellezza, e il mio Piacere. Disinganno: Quanto l'alma è più bella della spoglia mortale tanto a Piacer terreno vero Piacer prevale. Disinganno - Aria: Più non cura valle oscura chi dal monte saggio vede ch'ella siede in basso orror. E d'averla un giorno amata è cosi l'alma sdegnata che detesta il proprio error. Più non cura, ecc.
Guida all'ascolto: Il controtenore argentino Franco Fagioli (Piacere) sfoggia la sua estensione vocale che, nel registro basso, si fa fastidiosamente gutturale (nel 'da capo' dell'Aria 'Tu giurasti'), però con effetto drammaturgico di notevole spessore (il dolore sia tua mercede).
Toccante l'accompagnamento del violoncello all'Aria di Bellezza 'Io vorrei due cori in seno'.
La voce del contralto Sara Mingardo ha un calore appropriato - direi materno - nell'indurre Bellezza a rifiutare i piaceri terreni (l'alma sdegnata che detesta il proprio error).



7) Bellezza, Tempo, Disinganno e Piacere (Quartetto) Bellezza: Voglio Tempo per risolvere... Tempo: Teco è il Tempo... Disinganno: ed il Consiglio... Piacere: ma il Consiglio è il tuo dolor. Tempo: Pria ch'io ti converta in polvere, segui il ben... Disinganno: fuggi il periglio... Piacere: tempo avrà per cangiar cor. Bellezza: Voglio Tempo, ecc.
Bellezza – Recitativo: Presso la reggia ove il Piacer risiede giace vago giardino. Ivi torbido rio si muove appena per aura densa e grave; dimmi, quel rio, d'onde deriva? Disinganno: Ascolta. Deriva da quei pianti che sparge il mondo insano, e formano quell'aura gravi e densi sospir di folli amanti. Bellezza: Giunge quel rio nel mar? Disinganno: Manca per via, perché il suo fine, e il buon sentiero oblia. Bellezza: Ed il pianto de' giusti? Disinganno: Ha stille, che in vederle sembrano vili, e pure in ciel son perle.
Piacere - Aria:Lascia la spina”, cogli la rosa; tu vai cercando il tuo dolor. Canuta brina per mano ascosa, giungerà quando nol crede il cor. Lascia la spina, ecc.
Guida all'ascolto: Di straordinaria complessità contrappuntistica il quartetto che fonde le voci dei quattro personaggi, ognuno dei quali - pur all'interno dell'impasto sonoro - conserva la propria fisionomia, drammaturgica e musicale, haendeliana. 
Piacere, con l'Aria 'Lascia la spina, cogli la rosa' (già usata da Haendel nel 1705 in 'Almira', diverrà nel 1711 la celeberrima 'Lascia ch'io pianga' del 'Rinaldo') fatta di seducente cantabilità, farà sì che - almeno momentaneamente - Bellezza gli sia fedele. 



8) Disinganno e Tempo - Duetto: Il bel pianto dell'aurora che s'indora, è una perla in ogni fior. Pur men grato è quell'umore di quel pianto, che in un core già pentito, apre il dolor. Il bel pianto, ecc. Bellezza-Recitativo: Piacer, che meco già vivesti, il vero tu mira ancora in questo specchio, o vola sì lontano da me, che del tuo vil natale io mai più non rammenti il quando e il come, e di te perda e la memoria, e il nome.

Guida all'ascolto: Raramente si ascolta un canto tanto delicato e sublime: la voce del tenore (Michael Spyres) e quella del contralto (Sara Mingardo), accompagnati dal violoncello del basso continuo, ci offrono una della pagine più commoventi di Haendel. La grandezza di quest'autore - celebrato per il 'Messia', l'«Alcina» o altre composizioni conclamate - mostra il suo lato più introspettivo e meno trionfale, proprio in quest' Oratorio che celebra il trionfo.
Bellezza si allontana da Piacere (vola sì lontano da me) mentre - in una specie di iniziazione - viene vestita di bianco con il cristogramma ihs ricamato sul petto.




Per ragioni di Copyright si è dovuto escludere la conclusione dello spettacolo di Aix-en Provence, e sostiturla con una esecuzione priva di immagini.
Gli interpreti sono:
Piacere: Krisztina Szabò soprano.
Bellezza: Amanda Forsythe soprano.
Pacific Baroque Orchestra diretta da Alexander Weimann.

9) Piacere - Aria Come nembo che fugge col vento da te fuggo sdegnato e severo. Se l'inganno è il mio solo alimento come viver io posso nel vero? Come nembo, ecc. 
Bellezza – Recitativo accompagnato: Pure del Cielo intelligenze eterne, che vera scuola a ben amare aprite, udite, angeli, udite il pianto mio, e se la Verità dal Sole eterno tragge luce immortale, e a me lo scopre, fate che al gran desio rispondan l'opre. 
Bellezza - Aria Tu del Ciel ministro eletto non vedrai più mio petto voglia infida, o vano ardor. E se vissi ingrata a Dio tu custode del cor mio a lui porta il nuovo cor. Tu del Ciel, ecc. 


Guida all'ascolto: Piacere rinuncia definitivamente a Bellezza con un canto dall'agilità vorticosa come nembo che fugge col vento. Lei sceglie di votarsi a Dio (farsi suora). L'interpretazione del soprano è di grande impatto drammatico e la sua Aria conclusiva mostra la capacità di produrre note acutissime senza forzare la voce: addirittura cantandole in pianissimo.
Il regista Warlikowski che ha diretto lo spettacolo indimenticabile di Aix-en-Provence supera, a questo punto, se stesso traducendo la conversione di Bellezza nell'atto estremo del suicidio, compiuto con un frammento dello specchio in cui si è rimirata sin dall'inizio dell'Oratorio: 'Fido specchio in te vagheggio lo splendore degli anni miei'.








Profondamente commosso per le emozioni destate in me da quest'opera di Haendel che non conoscevo, perché obliata dalle più note composizioni dell'autore (pregne di sapienza compositiva esteriorizzante, prevalentemente, suggestioni piuttosto di profondi affetti ed emozioni) invito tutti ad un ascolto attento e riflessivo.
  




lunedì 6 giugno 2016

M E T A M O R F O S I  
Contrappunti e Trasformazioni incantatorie


KAFKA - LA METAMORFOSI



DRESDA bombardata - Febbraio 1945

Parlare di 'contrappunto' significa innanzi tutto riferirsi alla polifonia musicale (punctus contra punctum = nota contro nota), ma quando ci si rapporta al sinonimo 'comparazione', il significato può essere esteso alle argomentazioni mitologiche, ai motivi stilistici - armoniosamente compositi - di un'opera letteraria, teatrale e cinematografica.
Le due immagini che aprono questo testo, si riferiscono a due trasformazioni ben diversificate: la prima rinvia all'inventiva di Franz Kafka che, nel racconto 'La metamorfosi', descrive la mutazione del protagonista Gregor Samsa in uno scarafaggio e il suo adattamento alle consuetudini dell'insetto. La seconda rappresenta una cruda realtà: la distruzione della città di Dresda - avvenuta con il bombardamento aereo del 2 febbraio 1945 -, dove stava la 'Semperoper', il teatro d'opera luogo di rappresentazione di tanti melodrammi di Richard Strauss. Motivo dello sconvolgimento emotivo del compositore che, sommato all'abbattimento della Bayerische Staatsoper il 3 ottobre 1943, lo indusse a scrivere 'Metamorphosen', il brano che concluderà - in modo persistentemente incantatorio - i nostri ascolti.
Di metamorfosi abbiamo già parlato nel proporre il 'Sogno di una notte di mezza estate' di Mendelssohn, 'musiche di scena' per l'omonima commedia di William Shakespeare; qui si recita la vicenda di 'Piramo e Tisbe' - tratta dal poema 'Le metamorfosi' di Ovidio - e  della magica mutazione della testa di un uomo in quella di asino.
Sovviene ora un altro celebre autore della letteratura latina: Lucio Apuleio (125 d.C. - 170 d.C.)  e il suo romanzo dal doppio titolo: 'L'asino d'oro', oppure 'Le metamorfosi'. Il protagonista Lucio, si reca in Tessaglia ospite del ricco Milone la cui moglie è una maga. La vede trasformarsi in uccello e le chiede di trasformare anche lui; ma la maga sbaglia pomata e Lucio diventa asinopur conservando anima e mente umane. Potrà riacquistare le proprietà dell'uomo soltanto mangiando un cespo di rose. Rapito da alcuni briganti viene portato nella loro grotta dove una vecchia racconta la favola di 'Amore e Psiche' della quale Cupìdo (Amore) si innamora e la fa condurre nel suo palazzo. Ogni notte - al buio per non essere visto - la possiede raccomandandole di non far nulla per conoscerlo. Ma Psiche non resiste alla curiosità e con una lanterna illumina il volto del dio che immediatamente fugge. Psiche fa di tutto per riaverlo, affronta e supera molte prove volute da Venere, finché Amore le viene in aiuto e ricorrendo a Giove, ottiene per lei l'immortalità. Così Apuleio conclude la favola: 'Psiche divenne sposa di Amore secondo le prescrizioni del rito e, quando il tempo per il parto fu terminato, nacque loro una figlia che noi chiamiamo Voluttà' (... et nascitur illis matro partu filia quam Voluptatem nominamus').
Lucio cambia molti padroni ed è testimone delle nefandezze umane; alla fine si addormenta in una spiaggia e - avvertito dalla dea Iside - interviene alla processione fatta in onore della dea e mangia le rose che un sacerdote porta in mano. Riacquista così la forma umana e, consapevole di aver peccato di curiosità come Psiche, diviene sacerdote di Iside e Osiride. La metamorfosi si è nuovamente verificata.
La scrittrice inglese Mary Schelley (1797-1851) scrive il romanzo 'Frankenstein' che porta il sottotilo 'il moderno Prometeo' rifacendosi al mito greco del titano che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, e rapportandosi anche al poema 'Le metamorfosi' di Ovidio in cui Prometeo modella l'essere umano con l'argilla. 
Sanctius his animal mentisque altae = Ma un animale più nobile, di più elevato intelletto, / degno di primeggiare su tutti gli altri mancava. / Ed è nato l'uomo: sia che a modellarlo da seme divino / fosse il Fabbro di tutte le cose per promuovere il mondo, / sia che la giovane terra distinta appena dall'etere / preservasse l'impronta dello stampo celeste, / e il figlio di Giàpeto [Promèteo]  ,lui, l'avesse impastata con acqua piovana / per improntarla ad immagine degli dei padroni di tutto //. 
                                                                         [Ovidio 'Le metamorfosi', Libro Primo: 76/83]

Il nostro percorso deve condurci alle 'Metamorfosi' (Metamorphosen) di Richard Strauss, e per prepararci in modo appropriato, dobbiamo procedere attraverso forme e generi che possano introdurci consapevolmente nelle continue trasformazioni (metamorfosi) presenti nel brano. La tecnica oppure il genere musicale, più consono ad addestrarci è il perpetuum mobile  (o moto perpetuo),  composizione dal carattere virtuosistico e veloce, che viene ripetuta ostinatamente senza pause.
Come tecnica serve a sottolineare una particolare evoluzione della melodia di un brano: al pianoforte può farlo la mano sinistra, o la destra, con una sequenza di note di breve durata (crome o semicrome). Come genere, è l'intera composizione a portarne il titolo e a svilupparne la forma. 
Ma la nascita del 'perpetuum mobile'  ha riguardato, in primo luogo, la fisica: utopistico tentativo di mantenere indefinitamente in movimento una macchina senza apporto di energia: teoria negata già da Leonardo in seguito alle sue puntigliose sperimentazioni.
Ma, abbiamo già detto, essere anche una tecnica musicale basata sulla ripetizione di una figura ritmica, un ritorno dell'uguale nell'andamento di una composizione. Considerando la marea di note che  lo caratterizzano, può apparire un genere essenzialmente virtuosistico, ma quando la vigoria ritmica è accompagnata da un notevole grado contenutistico, l'effetto finale sarà determinante per creare un effetto incantatorio e, spesso, anche liberatorio.

Passiamo agli ascolti: Johann Bessler (1680-1745), inventore tedesco, e il suo tic-tac di 'Ewige Rad'. Bela Bartok (1881-1945) 'Perpetuum mobile' - Viràg Harzai al pianoforte. Benjamin Britten (1913-1976) 'Moto perpetuo' - Orchestre Nouvelle Europe dir. Nicolas Krauze. Max Reger (1873-1916) 'Perpetuum mobile' - R. Marini organo.
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Gyorgy Kurtàg (1926-) -'Jàtékok' (Giochi) - Zoltan Kocsis pianoforte. Fatto esclusivamente di 'glissando' dal forte impatto emotivo. 
Johann Strauss jr. (1825-1899) -  'Perpetuum mobile' -  Vienna Philharmonic  dir.  Herbert  von Karajan. Niccolò Paganini (1782-1840) - 'Moto perpetuo' - Salvatore Accardo violino, London Philharmonic dir. Charles Dutoit.
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Eliot Carter (1908-2012) - 'Otto pezzi per timpani - moto perpetuo' , Michael Venti ai timpani.
Arvo Pärt (1935-) -'Mouvement Perpetuell op.10 per orchestra' - Estonian National Orchestra, Paavo Järvi direttore.
Ferruccio Busoni (1866-1924) -'Perpetuum mobile' - Egon Petri pianoforte.
Johann Sebastian Bach (1685-1750) - 'Preludio e Fuga in Lamin BWV543'- Andrea Marcon organo.
Il moto perpetuo (N.B.: la definizione non appartiene a Bach) riguarda soltanto il Preludio (la Fuga è troppo codificata per concederlo) e passa dalla mano Dx alla Sx, ad ambedue contemporaneamente e - a volte - anche alla pedaliera. 
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Felix Mendelssohn Bartholdi (1809-1847) - 'Perpetuum mobile op.119', arrangiamento per Trio con pianoforte - Trio Streeton.
Alfredo Casella (1883-1947) - da 'Sei Studi op.70, Perpetuum mobile' - Andrea Barbace pianoforte
Paolo Fresu (1961-) - 'Moto perpetuo' - Paolo Fresu, Devil Quartet (tromba, chitarra, contrabbasso e batteria).
Franz Schubert (1797-1828) - 'Gretchen am Spinnrade, Lied op.2 D118 - Kiri Te Kanawa soprano, Richard Amner pianoforte.
'Gretchen am Spinnrade' (Margherita all'arcolaio), Lied (canzone) di Schubert, va presentato più diffusamente perché il testo è tratto dal 'Faust' di Goethe e per la particolarità di contenere un non dichiarato, ma esplicito 'moto perpetuo'. Il pianoforte è il protagonista di questo Lied: la mano destra, con le sestine (sei note legate strettamente l'una all'altra) ripetute, evoca il movimento dell'arcolaio, mentre l'andamento sincopato della mano sinistra, unita alla concitazione del canto, suggerisce tutto il turbamento di chi è innamorato. Nel momento in cui Margherita ricorda il bacio di Faust  (und ach!, sein Kuss! = e ah! il suo bacio!) una dissonanza interrompe bruscamente il brano con una pausa di grande effetto drammatico. 
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Fryderyk Chopin (1810-1849) - 'Sonata per pf N.2 in Si bemolle minore op.35 - Finale, presto'.
E' il brano più sconvolgente scritto da Chopin e, forse, non solo da lui. E' un 'presto' velocissimo da suonare 'sottovoce e legato' (nello spartito). Se la morte è implicita nel terzo movimento - marcia funebre -, nel finale è esplicitata in maniera tutta particolare: le note sono terrificanti nella loro uniformità, nel loro timbro freddo, nella spettrale sonorità. Non c'è melodia né armonia e il ritmo è sempre uniforme; paradossalmente tutto è statico in un incessante srotolamento di note (ecco il richiamo al 'perpetuum mobile'): è la staticità della morte suggerita da un freddo, gelido alitare di note. 
Ascoltiamolo nella esecuzione di Vladimir Ashkenazy.

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Questo percorso fatto di perpetuazioni motiviche e ritmiche del suono, ci fa approdare al momento musicale conclusivo espresso sin dall'inizio del nostro argomentare:
'Metamorphosen, studio per 23 archi solisti'  (1946)
(per 10 violini, 5 viole, 3 contrabbassi) di Richard Strauss (1864-1949).  Sono elaborazioni musicali sfumate e gradualmente progredienti, suggerite anche dalle mutazioni del paesaggio dovute alle distruzioni belliche. La scelta dei ventitré strumenti ad arco, conferisce al brano l'omogeneità timbrica appropriata alla condizione luttuosa, evitando qualsiasi traccia descrittiva. L'ininterrotta elaborazione tematica suggerita dal titolo non va intesa come 'variazione su un tema', ma come una trasformazione continua di temi e motivi sorgenti l'uno dall'altro, in forma contrappuntistica, sino a sfociare nella rielaborazione della marcia funebre di Beethoven (secondo movimento della Sinfonia N.3 in Mi bemolle maggiore - 'Eroica'), per assumere il significato di un epitaffio. 
Il primo movimento è un 'adagio ma non troppo' al quale segue un 'agitato' che, dopo una drammatica, inattesa pausa dell'intera orchestra, sfocia nuovamente nel 'tempo primo'. Chiude la Coda con un 'molto lento'.
E' un lungo compianto, meditativo e tragico, di severo contrappuntismo e di conturbante, mestizia musicale. Non è la Sehnsucht di stampo romantico che rode l'animo, ma una trepidazione che sta nell'iperuranio, nel mondo delle idee: non idee mimetiche, ma trasfiguranti la realtà. Strauss, e noi con lui, voliamo alti e scorgiamo ciò che la sua musica evoca: i conflitti esistenziali e la capacità di trascenderli con una lieve ma persistente commozione. Quella voluta dalla pausa e dal molto lento che rimembrano, oltre alle distruzioni belliche ispiratrici dell'opera, il lento avanzare dell'età nell'uomo (Strauss era ottantaduenne alla scrittura del brano) e le trasformazioni/metamorfosi che conducono alle regressioni ineludibili della vecchiaia e al fatidico epilogo. 

Ascoltiamo "Metamorphosen, studio per 23 archi" di Richard Strauss, nella esecuzione della Staatskapelle di Dresda diretta da Rudolph Kempe.

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giovedì 28 aprile 2016

Sognare  con  MENDELSSOHN
"Sogno di una notte di mezza estate"




Introduzione
E' pensabile che un ottantaseienne possa deliziarsi leggendo commedie fantasiose e, soprattutto, fantasmatiche perché ambientate in un mondo irreale? Una lunga esistenza porta ad una visione del mondo oggettiva e crudamente razionale. Ma se la sua indole, il carattere, le qualità psicologiche innate sono di per sé sognatrici e il temperamento è di tipo contemplativo, sarà lui stesso a subire sconfitte esistenziali e a cercarne riparo imponendosi un comportamento basato su procedimenti deduttivi anziché induttivi. L'arbitraria ingiunzione non oblitererà le sue naturali percezioni che saranno depositate nel subconscio, pronte a riemergere causalmente. 
Movente determinante di questa riscoperta, è stata la catalogazione dei miei libri, tra i quali ci sono tutte le opere di Shakespeare raccolte in cinque volumi editi da Newton Compton. Mi balza agli occhi il 'Sogno di una notte di mezza estate' e, rileggendolo, mi sovviene di avere la partitura musicale delle musiche di scena di Mendelssohn e due CD con l'adattamento teatrale del regista inglese Peter Hall. I sogni di Shakespeare/Mendelssohn ridiventano - com'eran stati una ventina d'anni fa - i miei sogni: mi sciolgo dalla razionalità per aprirmi nuovamente alla fantasia che mi suggerisce - guidata dalla professionalità propria ad un musicologo - la proposizione di una facile 'guida all'ascolto' di questa sublime, geniale opera.

'A middsummer night's dream', scritta da Shakespeare nel 1593, è un'opera fantasiosa, di forte impatto emotivo, e il diciassettenne Felix Mendelssohn Bartholdi  (1809 - 1847) ne fu affascinato al punto da indurlo a comporre una «Ouverture da concerto» che trasferisse in musica la  magica atmosfera della foresta popolata da elfi e fate. In questa forma - propriamente romantica - riuscì a  condensare l'onirica fantasmagoria con l'immaginaria presenza di creature che vivono in estrema libertà comportamentale, dionisiaca ed erotica. 
Nel 1842, ormai musicista maturo, decide di allargare, dilatare e sviluppare ulteriormente quell'idea che tanto lo aveva affascinato e gratificato, e scrive le «musiche di scena» per l'intera commedia di Shakespeare (in tedesco 'Ein Sommernachtstraum')mantenendo l' «Ouverture» scritta sedici anni prima, da lui ritenuta ancora valida (la precocità di Mendelssohn può essere comparata a quella di Mozart).
Ouverture: il mondo magico/favolistico di elfi e fate è musicalmente caratterizzato da grande leggerezza del suono fatto di un indovinatissimo impasto sonoro tra i fiati - in prevalenza legni (flauti, oboi, clarinetti e fagotti) - e gli archi con pizzicati, tremoli, trilli e corte arcate sino alla conclusione del brano, quando Mendelssohn ritarda il tempo in un 'più lento, dolcissimo, ritardando e morendo sino alla fine' (così in partitura), con quattro accordi ascendenti che chiudono l'ouverture.

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La commedia intreccia tre storie:
Oberon, re degli Elfi, e Titania regina delle Fate.
- Teseo, duca di Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, stanno per sposarsi (e sono il 'trait d'union' della vicenda).
- Piramo e Tisbe (tratto dalle 'Metamorfosi' di Ovidio) sono i personaggi della rappresentazione teatrale che un gruppo di artigiani ateniesi mettono in scena per festeggiare il matrimonio. Grande esempio, questo, di teatro nel teatro che Shakespeare sposa con grande autoironia, attraverso la parodia della tragedia rappresentata dagli attori dilettanti.

ATTO I
Mentre Ippolita e Teseo si scambiano tenerezze, entrano Lisandro e Demetrio, ambedue innamorati di Ermia che ama Lisandro; l'amica Elena ama Demetrio e, per legarlo a sé e indurlo a seguirla, gli rivela che Ermia e Lisandro fuggiranno la stessa sera. Lui la seguirà e le due coppie si perderanno nel bosco.
Nel frattempo gli attori artigiani organizzano la recita.
Qui termina il primo atto fatto interamente di recitazione.

ATTO II
Siamo nel mondo degli elfi, dei folletti e delle fate. Dice una fata:"se le tue fattezze non mi ingannano, tu sei Puck, il grazioso folletto chiamato Robin Bravomo. Are not you he? Non sei tu quello?". Lui risponde: "Scostati fata, sta arrivando Oberon". Aggiunge la fata: "E arriva anche le mia padrona Titania".
Segue la 'Marcia degli Elfi' dal suono rapidissimo (allegro vivace) adatto ad evocare i movimenti veloci ed incorporei delle fate e dei folletti: suoni staccati e sincopati, ben ritmati.
Entrano in scena Titania e Oberon che vorrebbe come suo paggio, il loro giovane servo indiano; ma lei si oppone affermando: "Sua madre era devota all'ordine mio e a sera, nel profumato aere dell'India, tante volte m'è stata compagna, con me assisa sulle dorate sabbie di Nettuno ... Ma lei, mortale, morì di questo bambino; che io per amor suo voglio allevare ,e mai , appunto per amor suo, separarlo da me".

Oberon ordina a Puck di procurargli il fiore di Cupido il cui succo spremuto sulle palpebre di un dormiente, lo farà innamorare della prima creatura che vedrà aprendo gli occhi. Puck: "Avvolgerò il mondo in quaranta minuti". E vola veloce.
Oberon: "Quando avrò questo succo sorprenderò Titania mentre dorme, e sulle ciglie sue stillerò l'umore. Ciò ch'ella vedrà al suo risveglio (leone, orso o lupo, o toro, curiosa bertuccia, o inquieto babbuino) dovrà corrergli appresso per impulso d'amore. E prima ch'io disincanti l'occhio suo (e con erba diversa mi sarà agevole farlo) ella sarà costretta a cedermi il suo paggio". 
Titania ordina alle fate: "Ora cantatemi la nanna, poi alle vostre faccende, e lasciatemi dormire".
Le fate eseguono la 'Song and Fairy's Chorus' con questo testo: "Voi serpenti biforcuti, / porcospini duri e irsuti, / vermi ciechi e senza spina, / non guardate la regina / ... Sola resti la regina, / buonanotte a lei donate / ... Ninna nanna, ninna oh". Al termine del coro, un misterioso suono degli archi bassi accompagna l'ordine della prima fata:"Ora tutto è tranquillo! Una di voi stia qui a far da sentinella".  

clicca e ASCOLTA (Marcia degli elfi - Oberon e Puck - Ninna nanna)


Intermezzo:
E' un 'allegro appassionato' dal suono disteso, rilassato sino ad un diminuendo e un ritardando al momento dell'ingresso in scena degli attori che devono provare la commedia di Piramo e Tisbe. Momento musicale diverso da quello degli elfi e delle fate, un mondo - quello dei mortali - pervaso dall'ansia del divenire, del succedersi di morte e vita. Ma solo per poco, perché tornano le note puntate, i suoni staccati dei fiati che caratterizzano la presenza dei folletti che stanno nell'ambiente boschivo.

ATTO III
Gli artigiani attori stanno provando la commedia 'Piramo e Tisbe', nel bosco dove Titania dorme. Puck li vede ed esclama: "Chi sono questi bifolchi che stanno qui a sbraitare vicino alla culla della fata regina? Si sta recitando? Sarò spettatore. E alla bisogna fors'anche attore! ... Un Piramo (interpretato da Bottom) come questo non s'è veduto mai". E segue Nick Bottom per trasformare la sua testa in quella di un asino. Quando questi entra in scena, il regista/falegname Quince inorridisce: "Oh un mostro! Strano! Ci hanno stregato! Pregate signori! Scappiamo signori! Aiuto!" (O monstrous! O strange! We are haunted. Pray masters, fly masters! Help!). E i comici scappano. Bottom si meraviglia e, ritenendo sia uno scherzo da imbecilli, canta: "Ora capisco la loro birbonata. Vorrebbero farmi passare per un somaro per spaventarmi, ma io non mi muoverò di qua: canterò perché sentano che non ho paura".
Titania si sveglia, vede Bottom ed estasiata dice: "Ti prego, gentil mortale, ripeti il tuo canto! Il mio orecchio si è innamorato della tua voce come il mio occhio si è invaghito del tuo aspetto. E la potenza delle tue virtù incomparabili è tale che, fin dal primo sguardo, devo dire, anzi giurare che tanto io t'amo". Suggestivo e misterico - appropriato al clima drammaturgico - il commento musicale fatto di brevi interventi dei fagotti, degli oboi e dei clarinetti.

clicca e ASCOLTA (Intermezzo, Bottom asino, Titania)


Oberon aveva ordinato a Puck di spargere il succo magico sugli occhi di Demetrio perché si innamorasse di Elena, ma il
folletto lo spreme, per errore, sugli occhi di Lisandro che vedendo al suo risveglio Elena, si innamora perdutamente dimenticando Ermia.
Oberon rimprovera Puck: "Che cosa hai fatto? Hai versato il succo d'amore sugli occhi di un innamorato fedele, separando due che si amavano invece di unire due che si sarebbero dovuti amare". Qui Shakespeare  mostra la vena ironica propria al suo essere drammaturgo/psicologo, con la risposta del folletto: "E' il destino! Per un uomo fedele, milioni di uomini confondono il voto con il voto". (tradotto semplicemente: 'Per un solo uomo che osserva la fedeltà, un milione di altri uomini tradisce giurando e spergiurando')
Notturno (andante tranquillo):
E' caratterizzato dai suoni dei corni - strumenti divenuti ormai emblematici della musica romantica - per evocare la notte, la foresta, la tranquillità di un ambiente vergine alle esperienze umane. Ma in questo 'notturno' vagheggia anche l'ansia che l'uomo prova in quell'ambiente insondabile (e son sempre i corni a rivelarcelo). L'ansia che supera la volontà del controllo razionale.
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ATTO IV
Oberon pone fine all'incantesimo di Titania e ordina a Puck di risistemare tutto tra gli innamorati. Il folletto fa scendere una nebbia fatata sul bosco che  addormenta i quattro giovani, e spreme giustamente il succo del fiore di Cupido: Lisandro ed Ermia, Demetrio ed Elena sono definitivamente congiunti.
Egeo, padre di Ermia, e il duca Teseo vedono le due coppie riunite e addormentate: "Ordinate ai cacciatori di destarli a suon di corno ... Buondì, cari amici. San Valentino è ormai passato. Per gli uccelli di bosco non è più il tempo d'accoppiarsi". Gli amanti si inginocchiano, e Mendelssohn dà il via alla marcia nuziale, celebrativa del triplo matrimonio: Teseo/Ippolita, Lisandro/Ermia, Demetrio/Elena.
Marcia nuziale (allegro vivace) : la sua solennità vuol essere il 'topos' dell'auspicio più autentico. Il motivo conduttore sgorga da una cellula che viene sviluppata in una contrapposizione dinamica di piano e di forte. A un certo punto la solennità retorica lascia il posto ad un motivo più riflessivo, legato e meno marziale: più adatto al pensiero che la gioia è raggiungibile solamente con l'impegno morale che ciascuno deve metterci per ottenerla. Non dura molto questa melodia scorrevolmente pensosa, e riprende il motivo festoso e solenne per reintrodurci nel fantastico mondo degli elfi con il vorticoso, leggerissimo tremolo dei violini.  


        clicca e ASCOLTA (Suono di corni: Teseo proclama il triplo matrimonio - a 1'03 - Marcia nuziale


ATTO V
Prima dell'inizio della rappresentazione di 'Piramo e Tisbe', Shakespeare mette in bocca al duca Teseo questa riflessione: 
"Gli innamorati e i pazzi hanno il cervello in tale ebollizione, che concepiscono più di quanto il freddo raziocinio mai comprenda. Il lunatico, l'innamorato e il poeta sol di fantasie son composti. L'occhio del poeta, rapito in sublime delirio, va dal cielo alla terra e dalla terra al cielo, e mentre la fantasia produce forme ignote, la sua penna le incarna, ed all'etereo nulla dà dimora e nome ... E se di notte (il poeta) immagina spavento, presto un cespuglio si trasforma in orso!".
Shakespeare intende suggerici che l'amore in sé è un bel sentimento su cui dovrebbe reggersi l'intera umanità; ma spesso non è ricambiabile e quando lo è, sorgono immense barriere che non permettono che questo si realizzi.
Marcia funebre è un 'andante comodo' caratterizzato dal lugubre suono dei fagotti per commentare la morte di Tisbe.
Mi sembra opportuno ricordare al lettore la trama della tragedia 'Piramo e Tisbe' che gli artigiani, improvvisati attori, recitano per onorare le nozze dei duchi di Atene, Teseo ed Ippolita.
Piramo e Tisbe sono due innamorati che vivono in case attigue, ma il loro amore è ostacolato dai genitori. Riescono a comunicare attraverso una fessura del muro. Il desiderio di abbracciarsi (Oh, baciami nello spacco di questo vile muro!) li induce a fuggire ed incontrarsi presso una fonte. Tisbe arriva per prima e, vedendo avvicinarsi una leonessa, si rifugia in una grotta lasciando, inavvertitamente, cadere il velo di cui era avvolta. La belva aveva appena dilaniato una preda e, lacerando il velo, lo macchia di sangue. Quando giunge Piramo non trova l'amata e, vedendo il velo insanguinato, crede che Tisbe sia stata sbranata. Sopraffatto dal dolore, sfodera il pugnale e si uccide. Poco dopo la donna esce dalla grotta per raggiungere l'amato, ma vede a terra il corpo inerte (Assopito, amor mio?  / Morto il mio piccioncino? / Oh Piramo, sorgi! Deh, parla! ... Morto, sei morto? ... Vieni, mio ferro fedele, / vieni, mio brando, trapassami il petto! / [si ferisce] / E, amici miei, addio! / Questa è la fine di Tisbe. / Addio, addio, addio! /  [Muore] ).
Danza dei clowns (riferito agli attori/artigiani cui è assegnato il compito di divertire gli spettatori) è un 'allegro di molto' che riutilizza un tema della Ouverture, qui riproposto come bergamasca, ballo popolare vivace e saltellante.
Dice Teseo: "La lingua di ferro della mezzanotte ha battuto dodici colpi. Amanti, a letto! E' quasi l'ora delle Fate ... a letto miei cari. Questa solennità deve durare due settimane, tra feste notturne e continuo tripudio". Mendelssohn commenta con un breve frammento della marcia nuziale. 
Siamo al finale. Entra in scena Puck per dire: "Ruggisce di fame il leone / e alla luna ulula il lupo / mentre stanco russa il contadino / pago del duro lavoro compiuto / ... Noi folletti, che invidiosi / fuggiamo dai raggi insidiosi / per rifugiarci nel buio dei sogni".
Coro e Finale (allegro di molto)
Oberon augura che "risfavilli il focolare / nella casa dell'amore / per danzare e per cantare / e cogliendo fior da fiore, / ogni più leggera Fata / svolazzar vedrem beata".
Titania invita fate ed elfi a danzare: "Riprendiamo danze e suoni / tutti i versi sian canzoni; / intrecciam le carole / pria che a oriente sorga il sole". 
Il coro e la prima fata ripetono il testo di Oberon e Titania: 'risfavilli ... finché interviene nuovamente Oberon: "Guizzate agili fate / tra fronde inanellate / a benedir la sposa / e il letto ove riposa / perché vivan senza affanno / color che nasceranno ... Sussurrate loro: sii felice / amor ti benedice".
Chiude l'opera il folletto Puck, con arguzia tutta shakespeariana e con gran senso di nostalgia. La stessa che noi ascoltatori proviamo per la conclusione di questo sogno meraviglioso che Mendelssohn ci ha donato e mai riusciremo (né vogliamo) dimenticare. 
Recita Puck/Robin, rimasto solo in scena, ricordandoci che quanto abbiamo visto e sentito è stato soltanto un sogno.

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"Se le nostre parvenze offesi v'hanno,  
immaginate, e poco sarà il danno, 
che quanto vi comparve qui davanti 
fu inganno, e che sognaste tutti quanti.
E il pigro e ingenuo spunto
che in sogno abbiamo assunto
perdonateci, e noi sapremo fare
del nostro meglio per riparare.
E' parola di Puck, di uomo onesto,
se a noi felici càpiti anche questo,
di sfuggire alla lingua del serpente,
rimedieremo, dico, immantinente.
Finito è lo spettacolo e l'incanto.
Ora, o Signori, addio, ma siate umani: 
salutate col batter delle mani 
questa nostra fatica e il dio del canto. 
Se saremo amici, 
Robin vi farà felici".


Personaggi ed interpreti: (2CD EMI - 1997)
TESEO, duca di Atene                                      Leigh Lawson
IPPOLITA, regina delle Amazzoni                              Geraldine Jambs
OBERON, Re degli Elfi                                      Richard Garnett
TITANIA, Regina delle Fate                               Geraldine Jambs
PUCK o ROBIN, elfo                                         Nicholas Woodeson
EGEO, padre di Ermia                                       John Normington
ERMIA, figlia di Egeo, fidanzata di Lisandro      Abigail Cruttenden
LISANDRO, fidanzato di Ermia                          Jamie Glover
DEMETRIO, innamorato di Ermia                       Peter Lindford
ELENA, innamorata di Demetrio                         Diane Fletcher
FILOSTRATO, direttore spettacoli della corte di Teseo    John Gater
Peter QUINCE, falegname - regista                    David Ryall
Nick BOTTOM, tessitore - attore (Piramo)          Paul Rogers
Francis FLUTE, riparatore di mantici (Tisbe)      John Normington
Coro femminile della 'Philharmonisch Koor Toonkust' di Rotterdam, direttore Hans von den Homberg
Rotterdam Philharmonic Orchestra diretta da Jeffrey TATE
Petter HALL  regista

POSTFAZIONE
Breve biografia di Felix Mendelssohn Bartholdi (1809 - 1847)
Nasce ad Amburgo nel 1809, ma già nel 1811, la famiglia si sposta a Berlino dove il padre è proprietario di una banca. Il nonno Moses era stato un filosofo illuminista di chiara fama. Il padre Abraham seguiva assiduamente le manifestazioni musicali e leggeva moltissimo. Padre severo, ma abile nell'imporre ai figli - dialogando affettuosamente - lo studio, la lettura, le lezioni di musica, disegno e pittura, equitazione. Tutti studiarono il pianoforte, Felix anche il violino, la viola e il canto. In questo ambiente venne a contatto con i grandi nomi della cultura tedesca del tempo: Goethe, Hegel, Tieck, Heine. Nel 1819 fu battezzato come luterano per evitare l'umiliazione che spesso doveva subire per il suo essere ebreo; in quell'occasione fu aggiunto il cognome Bartholdi. Ebbe un'infanzia felice e le sue qualità di bambino prodigio non furono mai esibite in pubblico (come avvenne per Mozart), ma sempre nella sfera privata, nel salone delle feste dell'imponente, lussuoso palazzo, dimora dei Mendelssohn. Era un giovane affascinante, slanciato, elegante nel vestire e nel gestire: piaceva a tutti e soprattutto alle donne che lui corteggiava con classe. Affrontava tutto con naturalezza estrema e la sua versatilità gli permetteva di superare facilmente ogni difficoltà.
Queste sue qualità le ritroviamo nella sua musica e nella sua 'Weltanschauung', la visione, la concezione del mondo che è aproblematica, felicemente leggera, in perfetta armonia con il mondo dell'alta borghesia. Perciò la sua musica non è tipicamente romantica come in Chopin, Schumann o altri; in essa manca la 'Sehnsucht', lo struggimento per l'irraggiungibile regno dell'assoluto. Forse siamo condizionati, nel giudicare Mendelssohn musicista, dal suo essere apparentemente e perennemente felice (condizione umana, peraltro, impossibile). Ma se teniamo conto, ad esempio, del suo morboso rapporto affettivo con la sorella Fanny, non possiamo escludere l'esistenza in lui di turbamenti interiori con inevitabile coinvolgimento della sfera psichica e, quindi, del suo subconscio. La personalità manifestata potrebbe essere una copertura della sue essenza più veritiera, e nella musica - con il suo linguaggio ineffabile - può essersi depositata quella parte di sé che lui aveva rimosso. E proprio qui, noi ascoltatori, in questa parte dell'ego forzatamente nascosta, ma velatamente espressa in musica, scopriamo l'aspetto romantico di Mendelssohn: la soggettività romantica non è del tutto repressa nel contenuto, anche se prevale la forma compositiva di stampo classico.