mercoledì 28 marzo 2018


Domenico Vinicio Magris  UN LIBRO BIANCO per tutti e per nessuno   
Fotografia di copertina e progettazione di Samantha Banetta, laureata in Scienze e Tecnologie Multimediali.

L’immagine evidenzia le capacità selettive e analitiche della fotografa: tanto peculiari da meritare una delucidazione.
Scattata al palazzo Tadea di Spilimbergo,  riprende un dettaglio dello stucco cinquecentesco della contessa Tadea (sposa di Bernardo) durante le prime fasi di un restauro. Il tratteggio, eseguito con un pennarello nero dal restauratore, delimita l’area d’intervento dal resto dell’opera. Sulla parte sinistra è visibile la copertura dello stucco dovuta a diverse mani di pittura, mentre a destra la pulizia ha portato alla luce i dettagli originali nonché una probabile parte dipinta.

Questo libro non è pubblicato da un editore, ma da un tipografo. Vorrei rimanesse una sua traccia nel Web.
    
Presentazione
Vorrei leggere un libro dal contenuto inespresso, dedicato ai dotti e agli analfabeti: leggibile soltanto dalle persone dotate d'immaginazione e di una capacità creativa talmente spiccata da inventarsi il non detto; perché una traccia, seppur soltanto suggerita, dovrà pur esser data.
Attratto dal titolo inconsueto compri il libro e - per la smania di leggerlo - corri a casa: se sei a piedi acceleri il passo, se sei in bicicletta pedali forte, se sei in tram eterna ti sembra la sua attesa, se prendi un taxi allunghi una mancia per avere il per- corso più breve. Tutto è vano: disteso sulla chaise longue, sul divano o sul letto, seduto al tuo scrittoio (quale impegno!) o chissà dove, il libro non lo apri. Perché è un “oggetto” prezioso, da annusare (ogni editore usa un certo tipo di carta, distinta anche dall'odore) e rigirare tra le mani per appropriarti della sua peculiarità. Ma questo è un libro d'altri tempi, intonso, con le pagine da tagliare una ad una. Eppure stava tra le novità. Forse l'autore ha voluto impegnare il lettore sin  dall'inizio, ancor prima di immergerlo nella lettura: forse ha procrastinato l'evento educativo, cercando un alibi per giustificare la consapevolezza - di lui autore - della inconsistenza semantica del libro, dell' inutilità del suo scritto.


Il libro sarà donato agli amici e ai fedeli lettori.






sabato 10 marzo 2018


THE DREAM OF GERONTIUS
 Oratorio in due parti

di Edward ELGAR (1857 - 1934) 


J. H. NEWAN  (non soggetta a ©)

Edward ELGAR nel 1917 (non soggetta a ©)

















Sembra incredibile che un musicologo scopra in vecchia età l'esistenza di un'opera musicale di fondamentale importanza. Di Elgar conoscevo le Enigma Variations op.36, la Sinfonia N.2 op.60 e il  Quintetto per pianoforte op.84.  La serie di danze  Pump and Circumstance op.39 - per la loro magniloquenza - devono avermi "distratto" dall'autore. 
L'opera dimenticata è l'oratorio "Il sogno di Geronzio" composto da Edward Elgar nel 1904 su libretto del Cardinale Newman, convertito al cattolicesimo.
Gerontius (nome che deriva dal greco geron = vecchio) è un uomo fra i tanti prossimi alla morte. 
L'oratorio è scritto per mezzosoprano, tenore, basso, coro e orchestra, ed è diviso in due parti che vengono eseguite senza soluzione di continuità. Nella prima il morente invoca la pietà di Dio e gli amici  lo assistono innalzando invocazioni tratte dalla liturgia e dalle Sacre Scritture. Nella seconda Gerontius non sa se il suo essere sia vivo o morto: sente che il corpo gli appartiene ancora, ma prova strane sensazioni di orrore per quanto lo circonda. Il suo Angelo custode lo sostiene ricordandogli che il tempo fugge e "siamo ormai vicini all'aula del giudizio".
I demoni ironizzano su cosa sia un santo, e finalmente l'anima di Gerontius viene al cospetto del Giudice, sorretto sempre dall'Angelo e dalle anime del Purgatorio.
Tanto si è detto sul wagnerismo di cui sarebbe improntata questa musica: il "Parsifal" è presente sin dall'inizio con la cellula tematica (la, sol#, la, sol) che farebbe pensare alla tonalità di la minore, per poi risolversi nel re minore. Fu detto da un suo amico editore: "Dal Parsifal nulla di questo tipo di musica mistica e religiosa è apparso". D'altronde, vogliamo ricordare quale influsso abbia avuto la musica di Wagner nei musicisti che l'hanno succeduto? Verdi non compose per una quindicina d'anni (tempo che intercorre tra "Aida" e "Otello"), dopo aver ascoltato il "Lohengrin". 

[1]  
Preludio orchestrale.      
Gerontius
Gesù, Maria - la morte mi è vicina, / e Tu mi stai chiamando; ora lo so. / Non per il segno del respiro incerto, / del gelo in cuore, del sudore in fronte // (Gesù pietà! Maria, prega per me!) / adesso sento, e il sentimento è nuovo, / (Signore, sii con me nell'ora estrema!) / che vado via, che io più non sono. // E' uno strano, un intimo sconforto, / (l'anima che ami, o Dio, si volge a te!) / questo svanire di ogni fondamento / e forza naturale per cui vivo. // Pregate per me amici, alla mia porta / batte un tremendo invito un forestiero, / un ignoto che, per mia angoscia e pena, / prima non è mai venuto da me; // pregate per me, amici, io non ho forza. 

Coloro che lo assistono
Kyrie eleison. / Santa Maria, prega per lui. / Voi tutti, Angeli santi, pregate per lui. / Coro dei giusti, pregate per lui. / Voi tutti, Evangelisti, Apostoli, pregate. / Pregate, Santi discepoli di Dio. / Pregate per lui, santi innocenti, / santi Martiri tutti e Confessori, / santi Eremiti tutti e sante Vergini, pregate per lui, santi tutti di Dio.

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Preludio: lento, mistico
Clarinetti, fagotti, corni, controfagotto, corno inglese, viole e contrabbassi - tutti strumenti dal timbro grave - introducono il tema suggerito a Elgar dalla levatura del testo di Newman, imbevuto di ispirazione cristiana. Verso la conclusione, il Preludio si fa concitato, con colpi di timpano che annunciano l'intervento di Gerontius prossimo alla morte.
La presenza di Wagner (mai negata dal compositore), in particolare del "Parsifal", è avvertibile subito ma è privata del clima angoscioso, dall'ansia di purificazione presente tra i custodi del Graal, per essere sostituita da una calma inquietante e innocente come lo stato d'animo di Gerontius che sente la morte vicina. La vocalità e l'accompagnamento orchestrale si allontanano dagli influssi wagneriani e, per quanto io sento, si avvicinano al candore schumanniano del Paradiso e la Peri (nella mitologia persiana è l'unione tra un angelo e un mortale).
Il cromatismo e i frequenti cambi di tonalità evidenziano il dolore e l'angoscia del morente. Coloro che lo assistono si fanno interpreti - dolci e meditativi - della forza venuta meno a Gerontius, invocando apostoli, martiri e angeli.

[2]  
Gerontius
Non posso più, ecco che torna / il senso di rovina, peggiore del dolore, / la prepotente negazione e perdita / di ciò che mi fa uomo. / E poi più aspro / un fiero, insonne orrore invade / la sede dell'anima. E, peggiore, / una qualche malvagità corporea / vaga col vento, disgustosa e blasfema, / guastando l'aria santa, e ride e batte / le schifose sue ali, / e mi fa pazzo di ribrezzo e sgomento. // Gesù, soccorso! Prega, Maria, prega per me! / Un angelo, Gesù! Quale a Te venne / nella Tua grande angoscia. / Maria, prega, per me prega, Giuseppe, prega per me. / Maria prega per me. //

Coloro che lo assistono
Tu salvalo, Signore, nell'ora della pena, / come tanti in passato per la Tua grazia: / Noè dall'acqua nello scampo di un rifugio; / (amen) / Giobbe dalla rovina delle molte miserie; / (amen) / Mosè dal paese di servaggio e pena; / (amen) / David da Golia e da e dall'ira di Saul; / (amen). / Così, per dimostrare il Tuo potere, / salva il Tuo servo nell'ora della pena. //
Gerontius
Novissima hora est; e volentieri mi addormenterei, / sfinito dal dolore. Nelle tue mani, / Signore, nelle Tue mani. //

Il Sacerdote e coloro che lo assistono
Proficiscere, anima Christiana, de hoc mundo! / (Parti, anima cristiana da questo mondo)
Va' per il tuo viaggio, anima cristiana! / Lascia il mondo! Và nel nome di Dio, / il Padre Onnipotente che ti ha creato! / Và nel nome di Gesù, nostro Signore, / Figlio del Dio vivente, che sanguinò per te! / Va', nel nome dello Spirito Santo, / Che si è riversato su di te! / Va' nel nome di Angeli e Arcangeli; / nel nome di Troni e Dominazioni; / nel nome di Principati e Potenze; / poi nel nome di Cherubini e Serafini, / va ', procedi! / Va', nel nome dei Patriarchi e Profeti; / e degli Apostoli e Evangelisti, / dei Confessori e Martiri; / nel nome dei santi Monaci ed Eremiti; / nel nome delle Vergini; e di tutti i Santi di Dio /  uomini e donne, va'! / Prendi il cammino! / E possa tu raggiungere il tuo luogo in pace, / e sia la sede il Santo Monte / di Sion: - per Lui, per il Signore Cristo.

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Dalla cellula tematica iniziale del Preludio, quasi a riprodurre il respiro di Gerontius morente, nascono tutti gli altri temi volti ad esprimere il respiro affannoso e il trapasso dell'agonia. Espressione musicale - sublime e irripetibile - del momento ascetico mirante alla purificazione spirituale e all'assoluto distacco dal mondo tramite la conquista della perfezione religiosa. Il sobrio canto del tenore evoca quello bachiano dell'Evangelista nella "Passione secondo Matteo".
Gerontius lascia questo mondo, e il Sacerdote gli ordina di proseguire nel suo viaggio. La musica evoca la solennità del momento e il coraggio dovuto (prendi il cammino e raggiungi il tuo luogo in pace!). 
Il grado di elevatezza letteraria e musicale - e maggiormente la sua radicalizzazione cattolica in un ambiente di religione anglicana - è stata la probabile causa della scarsa diffusione dell'Oratorio. 

PARTE SECONDA
[3]
L'anima di Gerontius
Ho dormito; sento ora il ristoro. / Strano ristoro; perché provo in me / una tranquilla levità e 
un senso / di libertà quasi fossi finalmente me stesso, / e mai lo fossi stato. Quale pace! /
Non odo il battito operoso del tempo, / né in me la fretta del respiro o del polso; né un 
momento differisce dall'altro. / Questo silenzio versa solitudine / nella profonda oscurità 
dell'anima; / che il dolce lenimento della sosta / ha in sé troppo rigore e affanno. /
Altro stupore: qualcuno ora mi stringe / entro il suo ampio palmo. Una pressione / dolce e
costante dice che il mio moto / non da me viene, qualcuno mi sorregge. / Attento! Ascolto 

un canto: eppure dire / in verità non posso se quei suoni / io li ascolto o li tocco o li assaporo./
Oh, questa melodia soggioga il cuore! //

L'Angelo

Ho fatto tutto, / il compito è finito, / così io giungo / per condurlo a casa:/ la corona è nostra,/
alleluia, / per sempre. // A me il Padre / ha affidato / questo terreno figlio / sin da che nacque, / per servirlo e salvarlo, / alleluia, / ed è salvo. // La creatura d'argilla / a me fu data / per reggerla e guidarla / in pianto, in tristezza / nell'angusta via, / alleluia, / dalla terra al cielo. //

L'Anima

Egli è un membro della famiglia / di esseri stupendi, che, avanti fosse il mondo, / milioni di ere indietro, hanno attorniato / il trono di Dio. / Voglio parlare a lui. Signore, o Forte, / mio Spirito Custode, salve a Te! //

L'Angelo

Salve a te! / Salve, fratello e figlio! Che vorresti? //

L'Anima

lo non vorrei null'altro che parlarti // per gioia di parlare, con te voglio / legame di coscienze; anche se certo / chiederei tante cose, se atto onesto / fosse soltanto e non indiscrezione.//

L'Angelo

Tu ormai non puoi / nutrire un desiderio da respingere. //

L'Anima

Parlerò dunque. Io credevo sempre / che nell'attimo in cui l'anima ansante / lasciasse il mortal peso, senza indugio / si inchinasse atterrita avanti a Dio, / per la sentenza e il luogo destinato. / Chi mi tiene lontano dal Signore? //

L'Angelo
Nessuno ti trattiene; ma con slancio / al Santo e Giusto giudice ti affretti. //

L'Anima

Angelo caro, dimmi, / perché non ho paura di incontrarlo? / Nella vita terrena per me furono/
la morte e poi il giudizio idea tremenda. //

L'Angelo

Sì, è perché / paura avevi allora, ora non più. / L'angoscia hai anticipato, e l'amarezza / 
della morte per te così è passata. / Anche perché già nell'anima tua / si è iniziato il giudizio./
Un presagio ti giunge, raggio sceso / dal giudice, segnale della sorte. / La calma gioia che t'invade l'anima, / la primizia è per te della mercede, / è il cielo che comincia. //

L'Anima

L'ora è giunta, svanita è la paura; / nel punto che ora preme, in cui il destino / si bilancia, posso guardare avanti / con gioia serenissima. / Ma ascolta! Assale i sensi / un truce strepito, tale da atterrirmi, / se ancora potessi aver paura. //

L'Angelo
Siamo ormai vicini / all'aula del giudizio; il cupo urlo / è quello dei demoni qui raccolti, /
avidi e torvi, a esigere il dovuto, / radunando i dannati. Attento al grido! //

L'Anima
Quanto sguaiato e aspro è lo stridore!

I Demoni
Infime zolle / di terra bruta, / quelli pretendono / di farsi dei, / per nuova nascita, / per special grazia, / contando i meriti, / come se scambio / potesse darsi / dell'alta mente, / dell'igneo sguardo / nei grandi spiriti, / sacre potenze, / capi legittimi, / primi signori / dell'alta reggia, /
regno di luce, / spossessati, / ripudiati, / abbattuti, / dalla tirannica / disposizione / d'un solo despota, / che, avendo espulso / la sua milizia, / ha dato, altero / e sempre ingiusto, / 
i nostri onori / ai canta-salmi, / ai baciapile, / ai servi ipocriti, / ai ladri abietti, / alle canaglie striscianti / che il suolo leccano / sotto i suoi piedi. //

L'Angelo
L'eterno rantolo del loro stato; / come bestie da preda prese in gabbia / vivono per ruggire odiosamente / vagando senza sosta avanti e indietro. //

I Demoni
Chi ha mente audace / e non soggetta, / chi è ardimentoso, / questo sappiamo, / non può aspettarsi / l'innalzamento. / / Che cos'è un santo? // Uno il cui alito, / prima che muoia, /
corrompe l'aria, / dopo che è morto, / è un mucchio d'ossa, / che i pazzi adorano. // Ah! Ah!//
La virtù e il vizio, bugie di schiavi. / È tutto uguale. / Ah! Ah! / Il velenoso / fuoco infernale /
sgomenta il vile. // Dategli il premio, / anche se è un santo, / ah!ah! / farà lo schiavo / per furbo calcolo, / ah! ah! / e certo tende / al suo Signore / per turpe scopo / non per amore. //


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Gli archi eseguono una musica fatta di pensosa meraviglia: un clima e un paesaggio senza tempo, corrispondente a quello vissuto nell'aldilà da Gerontius (provo in me una tranquilla levità ... questa melodia soggioga il cuore). Elgar usa spesso, nella seconda parte, il tempo di 3/4 - quello del minuetto o del valzer, ad esempio - per mostrare lo stato d'animo "leggero" vissuto dall'anima del protagonista.  
Il suo angelo custode lo rassicura accompagnato dal solenne
e rassicurante suono dei corni e dei legni: "paura avevi allora, ora non più". Un rullo di timpani annuncia la presenza dei demoni che Gerontius avverte, musicalmente, nelle frequenti dissonanze (insolite per il pubblico dell'epoca) che gli fanno dire: "quanto sguaiato e aspro è lo stridore".   
  

[4]
L'Angelo
Il giudizio ora è prossimo, noi siamo / alla presenza ascosa del Signore. //

L'Anima 
Odo le voci che ho lasciato in terra. // 

L'Angelo
La voce degli amici attorno al letto, / dicono con il prete il 'Subvenite'. / L'eco qui ci raggiunge: innanzi al Trono / sta il grande Angelo dell'Agonia, / quello che Lo assistè quando in ginocchio / solo nell'orto buio sudò sangue. / Quell'Angelo può meglio supplicarLo / per i tormenti di chi è morto o muore. //

L'Angelo dell'agonia
Gesù! Per l'atterrito sgomento che Ti colse; / Gesù! Per il freddo sconforto in cui languisti; /
Gesù! Per il palpito che incalzò il Tuo cuore; / Gesù! Per l'ammasso di colpe che Ti oppresse; / Gesù! Per il rimorso che Ti fece assedio; / Gesù! Per l'innocenza che Ti ha incoronato; / Gesù! Per la purezza che in Te ha trionfato; / Gesù! Per la divinità che a Te era unita; / Gesù! Risparmia le anime a Te care, / che in prigione Ti attendono pazienti; /
Signore, affretta l'ora di chiamarLe a Te, / alla gloriosa Casa dove per sempre fisseranno Te.


L'Anima
Mi presento al mio giudice.

Voci sulla terra
Sii clemente e benigno; risparmialo, Signore. / Sii clemente e benigno; affrancalo. Signore. 

L'Angelo
Lode al Suo Nome! / O dolorante anima beata! È in salvo, / dissolta e ravvivata dallo sguardo
di Dio. Alleluia! Lode al Suo Nome!

L'Anima
Portami via, e nel luogo profondo / fa' ch'io rimanga, / e fiducioso io sia notturna guardia, /
se mi sia imposto. / Lì, immobile e felice nel dolore, / solo e non orfano, / canterò la mia aria sempre triste / fino al mattino, / canterò per lenire il cuore affranto, / che mai non cessa /
di gemere struggendosi e bramare / l'Unica Pace. / Lì canterò al mio Amore lontano: /
portami via, / che più presto io risorga e in alto io guardi / Lui nella luce del giorno infinito /
Portami via, e nel luogo profondo / fa' ch'io rimanga. //

Le anime del purgatorio 
Signore, da sempre sei nostro rifugio: in ogni generazione; / prima che le cime, prima che fosse il mondo, / di età in età Iddio Tu sei. //

L'Angelo
Anima riscattata, con dolcezza      (Softly and gently)
ti stringo e con amore tra le braccia, / e ti adagio nell'acqua tempestosa / della sentenza, ti spingo e ti tengo. // Con attenzione ti immergo nel lago, / tu senza opporti, senza singhiozzare, / tra i flutti veloce fai la traversata / e giù sprofondi nell'oscuro immenso. //
Gli angeli, cui è assegnato il grato compito, / te inerte accudiranno e culleranno; / e messe sulla terra e preci in cielo / ti condurranno al Trono del Sublime. // Caro fratello, addio, ma non per sempre! / Sii paziente sul tuo letto di pena; / breve sarà la notte della prova, /
io poi verrò per destarti al mattino. // Addio! Addio! //

Le anime del Purgatorio
Signore, da sempre sei nostro rifugio: in ogni generazione; / prima che le cime, che fosse il mondo, / di età in età Iddio Tu sei. / Amen./ Non sprofondarci troppo: Tu dicesti, / Ritornate, voi figli di Adamo. / Signore! Quanto manca: / le preghiere per i Tuoi servi accogli. /
Amen. //

Coro di spiriti angelici (lontano)
Lodate il Santissimo nei cieli! (Praise to the Holiest in the height) grandioso! / e sia lode nel profondo / Amen! //


NOTA: il testo tradotto è tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia Naz.le di Santa Cecilia, Roma, Parco della Musica 19 febbraio 2005.

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Un rullo di timpani annuncia l'ingresso dell'Angelo dell'agonia ("Gesù! Risparmia le anime a te care"). L'anima di Gerontius vede il volto di Dio e gli chiede: "Portami via, e nel luogo profondo fà ch'io rimanga". La presenza di Dio si manifesta in uno sconvolgente e riverente fortissimo (fffzp [più che fortissimo, accentato e subito piano]) dell'orchestra che produce un momento di grande impatto emotivo.  
Successivamente, la grande compassione dell'Angelo è espressa da una musica dolce e commovente: una melodia infinita, softly and gently - in tempo 3/4 - quasi una ninnananna a cullare la dolce eternità dell'aldilà. (15' 29'')
Da non scordare la presenza del Coro mai invasivo eppure spesso presente.
Opera dolcissima, fatta di pochi contrasti dinamici (perlopiù ruotanti intorno al p o pp (piano o pianissimo) e di ineguagliabile uniformità linguistica. Per il solo momento riguardante la presenza di Dio [il citato fffz], Elgar prescrive che "ogni strumento deve esercitare la sua massima forza": gesto espressivo della sua grande fede cattolica.

La chiusura della mia breve dissertazione è voce commossa delle forti e delicate emozioni provate: ossimoro più che mai appropriato per quest'opera che, col suo carattere ripetitivo e statico, esteriorizza l'immutabilità del tempo e dello spazio.




Registrazione del 22 dicembre 2017 presso la Philharmonie de Paris.
Magdalena Kožena mezzosoprano, Andrew Staples tenore, John Relyea basso.
Coro dell' Orchestre de Paris dir. Lionel Sow.
Orchestre de Paris dir. Daniel Harding.





  

giovedì 2 novembre 2017


RE  RUGGERO di  KAROL SZYMANOWSKI 
opera in tre atti  (1926)

Karol SZYMANOWSKI (1882 - 1937) - Immagine Wikipedia

Da anni non sentivo un'opera che coinvolgesse tanto profondamente la mia sensibilità. I miei lettori sanno quanto sia in me radicata la  convinzione che un ascolto motivato dev'essere permeato da un buon grado di razionalità. Un grazie all'«Accademia di Santa Cecilia» in Roma che, sotto la direzione di Antonio Pappano, ha prodotto - in ineccepibile forma concerto -  quest'opera di raro ascolto. Il recupero ha indotto "Sky Classica" a riproporla  nell'edizione 2009 del Festival di Bregenz, alla quale mi riferirò per stendere la breve e sobria analisi.

Per ogni recensione di opere rappresentate, si continua a scrivere degli influssi subiti dall'autore. Per "Re Ruggero" si citano Wagner, Debussy e Skrjabin; è ovvio che tutti i compositori sono  compenetrati dalla musica che li ha preceduti. Io ravviso - particolarmente nel canto di Roxana - il clima del primo Schönberg (quello del monodramma "Erwartung")Il grandioso organico e le raffinate elaborazioni orchestrali ricordano Richard Strauss e le sperimentazioni musicali del primo novecento.
Szymanowsky, di fede cattolica, e il coautore del libretto Iwaszkiewicz si rifanno alle "Baccanti" di Euripide, ma avendo bene in mente anche "La nascita della tragedia" di Nietzsche con la contrapposta compresenza degli dei Apollo e Dioniso: dio della perfezione formale e dell'equilibrio il primo, sregolato ed edonista il secondo. 
Il re normanno Ruggero II si trova in conflitto tra la sua radicata cristianità occidentale e l'attrazione per l'edonismo pagano del mistico Pastore orientale. Ma dopo la notte del baccanale che, seppure indirettamente, lo ha coinvolto, all'alba si libera dal fascino di Dioniso (il Pastore si presenta proprio in questa veste) e, moralmente arricchito, saluta, con un travolgente inno riparatorio, il Sole/Apollo.
Per cogliere maggiormente la semantica del linguaggio usato dal compositore, scrivo vedendo e ascoltando l'edizione del Festival di Bregenz, provvista di sottotitoli.  

Atto primo
In una chiesa si sta celebrando una messa solenne. L'arcivescovo e la badessa si interrogano sulle ragioni dell'allontanamento del popolo dalla chiesa. Il saggio consigliere del re, Edrisi, interviene fornendo una descrizione del pastore responsabile della diffusione di una nuova religione. L'arcivescovo pronuncia dure parole di condanna, ma la regina Roxana intercede affinché venga fornita al pastore la possibilità di spiegarsi. L'arrivo di quest'ultimo muta completamente l'atmosfera: egli proclama il suo credo e si abbandona all'elogio dell'amore e della bellezza. Roxana ne è attratta e si unisce a lui nel canto. Il richiamo di Ruggero al silenzio infrange improvvisamente il clima estatico; il re lascia partire il pastore e gli dà appuntamento per la sera stessa al palazzo reale.

Atto secondo

Nella profonda notte stellata, nel cortile interno del palazzo, Ruggero ed Edrisi attendono. Giunge il pastore con i suoi, annunciato da lontano dal suono di tamburello e cetra, e saluta il re in nome dell'amore eterno: parla della nuova religione, delle sue origini e invita alla musica e alla danza. A questa si abbandonano tutti i discepoli del pastore, e anche Roxana. Ancora una volta è la voce del re a porre fine al clima d'estasi. Un tentativo di incatenare il  pastore non ha successo, ed egli può lasciare il luogo seguito dai suoi e da Roxana, come in sogno. Il re, rimasto solo, depone corona e mantello e si appresta a seguire gli altri.

Atto terzo
Guidato da Edrisi, il re giunge fra le rovine di un anfiteatro greco; chiama Roxana ed ella gli risponde: gli dà il benvenuto, perché è entrato nel regno dell'amore in umiltà e senz'armi. Sull'altare posto al centro dell'anfiteatro appare il pastore, nelle vesti del dio Dioniso; tutti si trasformano in baccanti, driadi e satiri. Quando la notte giunge al termine, il re saluta Apollo nel sole nascente: sono partiti tutti ed egli è rimasto solo, rinato e arricchito dal credo dionisiaco senza esserne divenuto adepto. 
                                                                                     (tratto dal programma di sala dell' Accademia di S. Cecilia)

ATTO I: l'azione si svolge in un tempio cattolico di origine bizantina (Szymanowski aveva visitato la Sicilia e si rifà alla Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni dove - nell'abside - sta il mosaico di Cristo Pantocratore). La corte del re è turbata dall'arrivo di un Pastore proveniente dall'Oriente ed eccezionalmente bello. Egli - elogiando la bellezza e l'amore - affascina la regina Roxana sposa del Re Ruggero che, sconvolto, gli fissa un incontro.
L'inizio dell'opera, affidato al coro e alle voci bianche, è molto suggestivo e permeato di orientaleggiante spiritualità: quella dell'  Hághios Théos (Santo Dio), che ricrea l'aurea atmosfera della chiesa bizantina. 
La poderosa orchestra, con prevalenza degli ottoni, commenta l'ingresso in scena del Pastore annunciato da un colpo di timpani. Il re lo invita a parlare. "Il mio Dio è bello  come me!" risponde con un canto estasiato, esternazione del divino che sta in se stesso. E' un canto dolce, affidato alla voce di tenore, fatto di notevoli salti di grado senza essere impervi: lui non intende imporsi forzatamente ma con convincente delicatezza: "Il mio Dio è il buon pastore che va per strade pietrose e cerca smarrite greggi, e l'uva in mano tiene". (Szymanowski identifica Dioniso con Bacco dipinto da Caravaggio).


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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto I

ATTO II: un commovente Interludio di sapore wagneriano, apre la scena all'interno del palazzo del re che sta seduto sul trono in attesa del Pastore qui convocato.
Roxana, voce di soprano, canta in modo ondeggiante - un impervio salire e scendere della voce - come l'animo suo turbato dalla presenza del Pastore. Re Ruggero, baritono, esprime la sua regalità con un canto a volte disteso - ma dalla difficile linea vocale - altre concitato per mostrare il suo turbamento nell'attesa.


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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto II - Aria di Roxana, Sgomento di Ruggero

L'arrivo del Pastore è annunciato da squilli di tromba e da un disegno contrappuntistico che si accentua con l'intervento dei corni e un amalgama di suoni orientaleggianti. Lui si presenta con un impervio salto di ottava (Haslo: Roger = la parola d'ordine: Ruggero).
Re Ruggero canta tormentate note che evidenziano il suo conflitto interiore: "Perché mai trema il mio cuore?" (l'omosessualità di Szymanowski traspare con evidenza).
Il Pastore invita tutti a seguirlo. 
Nella danza sfrenata del baccanale, sono evidenti gli influssi esotici della musica orientale: l'uso delle percussioni, del cromatismo e dei microintervalli (la distanza tra un suono e l'altro è più piccola del semitono. La scala temperata occidentale comprende 12 semitoni: l'intervallo più piccolo è, appunto, il semitono [es:do-do#]) tipici di quel genere di musica, sono affidati al Pastore, contrapposti all'armonia su tonalità scure di Re Ruggero che evidenziano il suo conflitto interiore. Getta la sua corona, butta a terra la spada e  il mantello simboli del potere, e  ordina alla corte: "Seguiamolo! Il re va (diventa) pellegrino".

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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto II - Arrivo del Pastore, Baccanale

ATTO III: rovine di un teatro antico. Musica tipicamente polacca: la mazurka e quella arcaica popolare. Musica elaboratissima e conquistatrice: la voce di Roxana proviene da luoghi remoti e si mischia con quella del Pastore e di Ruggero sconvolto dalla rinnovata bellezza di Roxana (ma nei tuoi occhi vedo un mistero più profondo che nella luce delle stelle). La musica si fa densa con la contrapposizione dei numerosissimi strumenti che compongono l'orchestra, i solisti e il coro in una pagina musicale di rara complessità e capacità penetrativa negli spettatori.
Szymanowski, e il librettista cooautore Iwaskiewicz, non scordano 'La nascita della tragedia' di Nietzsche e la contrapposizione degli dèi Apollo e Dioniso; l'uno dio della perfezione formale e dell'equilibrio comportamentale, l'altro dio della sregolatezza e dei piaceri voluttuosi. Re Ruggero rappresenta l'ordine apollineo che viene sconvolto - e in buona parte sommerso - dalla presenza primordiale e dionisiaca del Pastore: "vi invito a un viaggio infinito, a una danza gioiosa". Roxana sente in sé una forza misteriosa, getta il suo mantello e si unisce ai clamori orgiastici della folla. Il Pastore/Dioniso irradia una luce soprannaturale e sparisce. La musica si cheta al suono del corno inglese e la scena si fa vuota ad eccezione di Re Ruggero che - sentendosi attratto da Dioniso - si rivolge al sole: "e dal fondo della mia solitudine io afferrerò il mio cuore  limpido e l'offrirò al sole!".  

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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto III - DIONISO


Il suo conflitto interiore sembra superato: Apollo e Dioniso convivono in lui.
In noi permane la nostalgia di quest'opera fatta di rapimenti estatici ed estetici.